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Ho già scritto un post in cui raccoglievo alcuni consigli su come puoi prenderti cura della tua storia su Instagram: sono sempre validi, come punto di partenza. Qui vorrei approfondire e proporre alcuni spunti per adattarsi in modo sostenibile al continuo cambiamento di Instagram (un cambiamento che è nella natura stessa dei social e del web) e per fare delle scelte. Secondo me, il punto fondamentale per avere cura del proprio racconto è questo: informarsi, conoscere gli strumenti, selezionare quello che è utile, fare delle scelte coerenti, allargare lo sguardo.

Per farlo, è meglio ricordare sempre che i social sono canali di amplificazione, ma che non dipendono dalle nostre scelte, non sono strumenti proprietari: decidi quante energie puoi dedicare a costruire su Instagram il tuo racconto, senza dimenticare che quel racconto dovrebbe far avvicinare le persone a casa tua (il tuo sito, il blog, la newsletter).

Trova la tua definizione di «cura»

Leggo sempre più spesso post e discussioni di persone che si interrogano sulla natura dei contenuti che vediamo su Instagram: c’è chi raccomanda un’attenzione ossessiva per la componente estetica, chi offre pragmatici elenchi di app per l’editing di foto e video,chi promette la soluzione definitiva per avere successo e ottenere più followers, chi racconta la sua insofferenza per i feed patinati e tutti uguali, chi rivendica il diritto a riportare sullo schermo la fatica e l’ordinarietà, chi promuove l’importanza della crescita all’interno di un dialogo e di una community. Ogni opinione è legittima, ne condivido alcune e altre no, è la libertà del web (che dovremmo sempre difendere): sta a noi decidere cosa vogliamo condividere, perché lo facciamo e come trovare un equilibrio che abbia senso per noi.

Quello che piace a me, quello che propongo, è fondato sulla cura. Su Instagram scegliere con cura un’immagine vuol dire darle un significato, cercare un medium visivo in grado di comunicare una sensazione, un ricordo, un’informazione. Metterci cura può voler dire molte cose:cercare di dare una forma visiva a un concetto, prediligere la semplicità e l’immediatezza, scattare una foto elaborata che susciti stupore, puntare sulla coerenza estetica, catturare per caso un bel momento e valorizzarne l’immediatezza, raccontare con un punto di vista ben preciso un territorio, un prodotto, un incontro. Non c’è una regola e non vuol dire “selezionare solo foto perfette”. Per me, cura vuol dire fare una promessa e mantenerla: il mio modo di comunicare con le fotografie è un assaggio di quello che puoi aspettarti avendo a che fare con me.

Pensa alla fotografia, ma anche alla sceneggiatura

Le immagini attraggono lo sguardo e comunicano a un livello profondo, quasi inconsapevole: sono dirette, su Instagram sono il primo contatto con una sensazione che, a colpo d’occhio, ti fa fermare per un attimo. Secondo me non bastano, perché non abbiamo solo bisogno di fermarci, ma desideriamo un’occasione per entrare in contatto. È qui che arrivano le parole, a fare la differenza: definiscono il tono, fanno avvicinare, riempiono lo spazio del dialogo con la sensazione di conoscere meglio chi sta dall’altra parte dello schermo, “ma dai, questo potrei averlo scritto io“, fanno scoprire informazioni che non pensavamo di volere e che ci cambiano la giornata, a volte risolvono un problema. Pensa a quello che apprezzi di più, nelle persone che segui con piacere su Instagram: non sono solamente le immagini, sono anche le parole (in alcuni casi soprattutto le parole, che arrivano come un appuntamento con una lettura di cui ti fidi).

Usa i contenuti delle Stories in modo creativo e utile

Per chi ha un’attività e vuole raccontarla su Instagram, le Instagram Stories sono diventate una risorsa e la loro presenza continua a cambiare e a crescere. Se inizialmente sono state accolte come un’occasione per raccontare ogni giorno il “dietro le quinte” e per proporre contenuti spontanei ed esclusivi (l’idea che qualcosa possa sparire nel giro di 24 ore genera l’urgenza di dare almeno un’occhiata), ora diventano sempre più spesso contenuti curati e pensati per diventare permanenti. Lo dimostra l’aumento delle funzioni disponibili nelle Stories e l’opportunità di raccogliere alcuni contenuti nelle Instagram Stories Highlights, una selezione di Stories da visualizzare in modo permanente nel profilo (proprio sotto alla bio).

Avere nuovi strumenti a disposizione vuol dire anche pensare a come puoi usarli in modo creativo e utile. Qualche esempio? Puoi organizzare i gruppi di Highlights in modo tematico (definendo delle categorie) per offrire a chi visita il tuo profilo un primo assaggio dei contenuti che crei, dei temi che ti stanno a cuore, dei prodotti o dei servizi di cui ti occupi (una specie di anteprima). Giorno per giorno, potrai decidere di salvare e inserire nelle tue collezioni le Stories che aggiungono valore e aiutano a capire chi sei, cosa fai, cosa apprezzi, perché mi piacerebbe seguire il tuo racconto. Ad esempio, puoi decidere di creare un gruppo di Highlights che racchiudono proprio il tuo “chi sono” (cioè una sintesi della pagina about del tuo sito) e spiegano in modo visivo e semplice, a chi ti scopre per la prima volta, cosa può aspettarsi da te.

Crea contenuti di valore da sponsorizzare

Se utilizzi Instagram per promuovere la tua attività, sai che i social non sono gratuiti. Prendersi cura del proprio racconto vuol dire scegliere un obiettivo e definire anche come e quando investire un budget, per aumentare l’efficacia della tua comunicazione. Puoi gestire le campagne sponsorizzate Instagram Ads dalla stessa piattaforma con cui pianifichi le promozioni su Facebook: anche se è possibile creare una campagna pubblicitaria su Facebook e includere Instagram come uno dei canali su cui distribuirla, il mio consiglio è di creare dei contenuti su misura per Instagram oppure per le Instagram Stories, perché ogni canale social ha formati e linguaggi comunicativi diversi (e quello che funziona da una parte può non avere la stessa efficacia dall’altra). Inoltre, puoi utilizzare gli strumenti specifici per Instagram, come la possibilità di selezionare un pubblico sulla base delle persone che hanno già interagito con i contenuti sul tuo profilo: se vuoi approfondire, puoi leggere un buon articolo sugli Instagram Ads sul blog di Later.

Considera i micro spazi

Secondo me, ci sono almeno due buoni esempi di valorizzazione della dimensione micro (di cui sono una grande sostenitrice, se non si fosse capito): il micro influencer marketing e le piccole community raccolte attorno a un hashtag molto specifico. L’anno scorso si è iniziato a parlare di micro influencer: a differenza dei profili che vengono definiti grandi influencer di Instagram (sulla base di numeri e reputazione, più o meno attendibili a seconda dei casi) i micro influencer sono persone con un seguito più piccolo (ad esempio tra 1000 e 20.000 followers) ma molto attento e partecipe. Il valore che questi profili offrono è quello dell’affidabilità: sono più vicini, la loro vita di tutti i giorni è simile a quella delle persone che li seguono, il loro racconto è curato e influenza perché viene percepito come il consiglio di qualcuno di cui ci si può fidare. È un’opportunità sempre più interessante per chi lavora con la comunicazione visiva (e può produrre contenuti di questo tipo) e per chi ha una piccola attività e desidera investire nella collaborazione di qualcuno che ha un buon seguito e sa raccontare una storia, ma in una dimensione molto più raccolta e ben definita.

In modo simile, durante lo scorso anno anche l’utilizzo degli hashtag è cambiato (in seguito ai periodi di shadowban, una misura introdotta da Instagram per penalizzare i post che ricorrevano a un uso massiccio di comportamenti considerati spam o inappropriati). Gli hashtag dovrebbero essere usati responsabilmente: sono una buona opportunità per incontrare nuovi contenuti e per farsi scoprire, ma richiedono un po’ di studio e di selezione. Anche in questo caso, per creare nuove relazioni e farti conoscere è meglio scegliere le piccole community raccolte attorno a un hashtag tematico (quelle che crescono più lentamente, tra i 1000 e i 100.000 post) che si avvicina molto ai valori della tua attività o alle categorie di interesse del tuo pubblico. Oltretutto, la funzione di Instagram che ora permette di seguire gli hashtag (proprio come si segue un profilo) rende queste scelte ancora più sensate.

Queste sono le riflessioni su Instagram su cui sono tornata più spesso, in questo periodo, e che mi spingono a cercare informazioni e valutare i modi in cui puoi rendere sostenibile una strategia di comunicazione, se hai una piccola attività con grandi storie da raccontare. Sono anche le basi su cui sto creando due nuovi servizi, due consulenze individuali con caratteristiche diverse, pensate proprio per chi vuole prendersi cura della sua storia su Instagram, con le immagini e con le parole. 👈

Arriveranno insieme alla primavera, nelle prossime settimane: se vuoi avere la certezza di saperlo, puoi iscriverti alla mia newsletter (qui sotto) e seguirmi su FacebookInstagram. 😌

Giulia Modena

Aiuto professionisti e piccole imprese a raccontarsi online, sui siti web e sui social. Il mio lavoro può far sentire meglio e amplificare il valore del tuo, con quello che si legge e quello che si vede. Ai numeri ho sempre preferito le parole.