Dopo aver scritto con piacere una serie di post sulla semplificazione (nel lavoro, sui social, nella scrittura), ho pensato che fosse il caso di chiudere il cerchio con un accenno a John Maeda e alle sue Leggi della semplicità (Mondadori, 2006). Ha senso parlare di un libro dopo più di dieci anni dall’uscita? Sì, l’ho fatto in altre occasioni e penso sia un valore. Ha senso perché buona parte delle informazioni non perdono significato nel tempo, anche se sono ragionevolmente soggette ai cambiamenti, e perché ci può sempre essere qualcuno che ne sente parlare per la prima volta. Il testo di Maeda è un punto di riferimento indiscusso per il design efficace, ma le leggi che troviamo tra le sue pagine derivano dall’osservazione e dall’esperienza quotidiana. È bello pensare che possano essere applicate in modo ben più ampio.

Il futuro del design e il potere delle parole

Parlando di design, argomento a cui sono molto sensibile, mi ha fatto piacere incappare nel Design in Tech Report 2017 (coordinato proprio da Maeda) e notare almeno un paio di cose importanti, che ruotano attorno alle parole.

La prima è l’importanza della semplicità nel futuro del design. Secondo il Design Census 2016 (operato da AIGA per Google), le dieci parole più utilizzate per descrivere il futuro del design sono, in ordine di popolarità, digital, interactive, simple, exciting, innovative, human, experience, clean, inclusive, design. (Sì, anche io ho qualche dubbio sull’utilità dell’ultima, ma rispetto i dati).

L’altra è un accenno al verbal design e all’utilizzo consapevole del potere delle parole, che hanno la capacità di muoverci, plasmare la nostra realtà, modellare le nostre opinioni, determinare le nostre scelte. Sempre più, il buon design è unione di studio dell’esperienza dell’utente, forma visiva e scrittura di qualità.

Un ripasso

Uno degli aspetti che mi ha convinto di più del libro di John Maeda, e che continua a essere attuale, è l’importanza data al buon senso e alle scelte che possiamo fare, ogni giorno e in ogni situazione, per scegliere di semplificare. (Per approfondire, neanche a dirlo, consiglio la lettura del libro).

  1. Riduci. Il modo più semplice per conseguire la semplicità è attraverso una riduzione ragionata.
  2. Organizza. L’organizzazione fa sì che un sistema composto da molti elementi appaia costituito da pochi.
  3. Tempo. I risparmi di tempo somigliano alla semplicità.
  4. Impara. La conoscenza rende tutto più semplice.
  5. Differenze. La semplicità e la complessità sono necessarie l’una all’altra.
  6. Contesto. Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico.
  7. Emozione. Meglio emozioni in più, piuttosto che in meno.
  8. Fiducia. Noi crediamo nella semplicità.
  9. Fallimento. Ci sono cose che non è possibile semplificare.
  10. L’unica. Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.

Spero che questi spunti ti siano utili.

Credo molto nella semplicità e nella ricerca del significativo, puoi leggerlo anche qui.

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