Tutte le storie esistono prima di essere raccontate, ma è l’atto della narrazione a renderle visibili. Da un paio di mesi, continuo a ricordarmi questa frase come un mantra e lo faccio (talvolta in modo un po’ ripetitivo, me ne rendo conto) anche ai clienti con cui sto lavorando. Non posso farci niente, continuo ad averne conferma: nel nostro tessuto sociale ci sono realtà imprenditoriali virtuose, micro attività interessanti, bravi professionisti, ma non è detto che sia facile scoprirli.

Le risorse più preziose che abbiamo, il tempo e le energie, sembrano non bastare mai e raccontarsi è un impegno, uno di quelli che richiede davvero una buona parte di testa e di cuore da metterci dentro. Raccontarsi è faticoso, lo so. Prima di tutto, dobbiamo avere qualcosa da dire e l’unico modo per trovarlo è scavare, farsi domande (o lasciarsele fare), lasciar risuonare le risposte, verbalizzarle. A volte è anche il caso di mettersi in discussione e cercare una forma nuova, se questo lavoro paziente, quasi da speleologo, ci fa scoprire che ne abbiamo bisogno. Poi ci troviamo di fronte alla materia grezza da lavorare: ci sono le parole da scegliere, le immagini da inventare, bisogna saper riconoscere le forme e i colori.

Trovare le parole giuste è una grande responsabilità, è la parte che mi piace di più, nel mio lavoro, e anche quella che temo: ci sono parole di tutti i tipi e parole che possono fare tutto, sono luminose, vibranti, solide, caliginose, leggere, intense, versatili, intime, dimenticate. Ci sono parole che impastano, che legano, e poi ci sono parole che sciolgono, che accompagnano. Quando scrivo procedo per accumulazione e poi per sottrazione, lascio fluire le idee, faccio una pausa, cerco la musicalità e il ritmo, mi fermo, chiudo gli occhi, tolgo qualcosa, ricomincio.

Nella costruzione delle storie, mi piace avere sempre davanti agli occhi la visione d’insieme. Con il tempo ho capito che, per me, la narrazione non si esaurisce nella scrittura: è un dialogo visibile tra parole e immagini, un racconto armonioso che diventa vivo nel momento in cui ci sentiamo coinvolti, perché mettiamo insieme quello che vediamo e quello che leggiamo. Per questa ragione, potrei passare ore a cercare l’immagine giusta, quella che completa il messaggio, o a studiare le basi della fotografia, o della composizione grafica.

Ogni tanto guardo quello che faccio, quello che imparo a fare, e mi dico che a un certo punto dovrò scegliere, dovrò specializzarmi. Poi ci sono giorni in cui mi rispondo che ho intenzione di tenermi stretto tutto quello che sento, perché il piacere del racconto viene da lì.

(Sì, oggi è uno di quei giorni).