«Come fai a passare tanto tempo su Instagram?»

«Perché sono una persona curiosa: mi piace scoprire. Adesso lo faccio anche per lavoro, ma la prima risposta è sempre valida.»

Ogni tanto, durante le consulenze social, devo rispondere a domande che hanno un denominatore comune: il fastidio o il disinteresse. C’è chi vuole imparare a gestire la pagina della propria attività, chi vuole capire come raccontare il lavoro attraverso le immagini, chi è stato incaricato di fare queste cose e non ne sa niente. Allora partiamo dalle basi: gli obiettivi che vogliamo raggiungere, i risultati che vogliamo ottenere e poi gli strumenti che possiamo utilizzare. Mi sono resa conto che uno dei sentimenti diffusi, nei confronti di Facebook, è il fastidio: «non ci trovo mai niente di bello dentro, non mi interessa quello che pubblicano le persone, perché dovrei usarlo?». Quando si parla di Instagram, invece, il rischio è il disinteresse, ancora prima di iniziare: «non capisco come funziona e non ci provo nemmeno, vedo solo le foto di mia cognata». L’ho già detto qui (quando parlavo di social media decluttering) e adesso mi ripeto, perché questa è una delle cose in cui credo: la qualità dei contenuti che vediamo dipende anche dalle nostre scelte.

Se parliamo di business, i social sono strumenti e, come tutti gli strumenti, vanno studiati, sperimentati e scelti. Cambiano di continuo, quindi bisogna trovare i propri punti di riferimento (consulenti e blog di settore, tanto per dire) per rimanere aggiornati, capire se utilizzarli e come farlo in modo virtuoso. In concreto, nelle consulenze, continuo a notare che c’è bisogno di due tipologie di suggerimenti: quelli sull’utilizzo rivolto al pubblico (la nostra strategia di comunicazione e marketing) e quelli sull’uso personale (la nostra esperienza). Pensavo di non dovermi preoccupare della seconda tipologia e ho rischiato di dare per scontato qualcosa che per me ormai è essenziale. Invece mi sto rendendo conto che posso dare una mano a lavorare anche sull’esperienza, perché è funzionale alla creazione di un sistema di lavoro più efficace e piacevole. Ecco, allora, che si può imparare a scegliere quali contenuti vedere, perché i contenuti selezionati possono fare la differenza nelle nostre abitudini quotidiane di fruizione: possono ispirarci, tenerci aggiornati, farci venire un’idea buona, farci acquistare quell’agenda o quella tazza assolutamente necessarie per il lavoro (sì, succede anche questo, ma io continuo a vederlo come un vantaggio).

Qualche tempo fa ho seguito Dorothea, il workshop Instagram di Rita Bellati (@mys.cottage) perché ero alla ricerca di un punto di vista approfondito e appassionato (per iniziare, potete partire anche dal suo ebook). Tra le molte cose utili, si è toccato anche un punto che condivido e che io definisco circolarità dei contenuti: per imparare a produrre contenuti di qualità, bisogna scoprire e assorbire contenuti di qualità. È qui che l’uso personale dei social può fare la differenza: possiamo educarci a riconoscere le immagini fatte bene, le parole scelte con cura e ingegno, il tono di voce più adatto a noi e al nostro pubblico, i modelli che possono essere studiati e replicati in modo personale. Se parliamo di contenuti visivi, di curiosità e di ricerca del proprio stile, consiglio anche il nuovo ebook di Giui (@giuiStyle Styling Storytelling, che racchiude questo e molto di più. In realtà, possiamo educare anche i social perché, nonostante i cambiamenti da tenere d’occhio e un po’ di ansia da algoritmo, dovremmo essere noi a decidere quali contenuti sono interessanti, a costo di andare a cercarli periodicamente.

In che modo possiamo educarci? Con il piacere della scoperta. Quando parlo di curiosità, intendo anche questo: educarsi è un impegno, ma è anche un piacere, e può esserlo soprattutto quando si tratta di dedicare del tempo alla selezione di contenuti da consultare, all’intuito e all’ispirazione. Qualche suggerimento:

  • Scegliere chi e cosa seguire su Facebook

Non è necessario minacciare di togliere il saluto (anche se, ogni tanto, un po’ di selezione nei contatti può essere una buona idea). Se vogliamo limitare il fotoromanzo del cane dei cugini al mare, basta non seguire più alcuni profili (nel post, selezioniamo la freccia in alto a destra e nel menu “Non seguire più”). Lo stesso vale per le pagine (succede, in determinati periodi dell’anno possono produrre contenuti che non ci interessano ogni giorno).

  • Attivare le notifiche solo per le fonti che riteniamo davvero utili e interessanti

In questo modo non perdiamo gli aggiornamenti delle pagine e dei profili che seguiamo con più interesse: può essere una scelta da fare anche solo per un periodo (in modo da non rimanere troppo a lungo sulle stesse fonti) con la consapevolezza che possiamo disattivare le notifiche quando vogliamo. Si può fare su Facebook e su Instagram.

  • Personalizzare la tab Esplora di Instagram

Quella che troviamo nel menu della app, contrassegnata dal simbolo della lente. Questo è un lavoro periodico a cui è meglio dedicare un po’ tempo: osservare le foto proposte, decidere quali ci piacciono e segnalare quelle che non ci interessano (nel post, selezioniamo i tre puntini in alto a destra e dal menu “Mostra meno post come questo”). Un po’ alla volta, possiamo educare Instagram a mostrarci profili simili a quelli che apprezziamo e che rispondono ai nostri interessi.

Sono piccole accortezze da tenere presenti per migliorare l’esperienza con i social, per saperne di più, per usarli con piacere e in modo più consapevole.

Vogliamo parlarne? Come sempre, mi trovate anche qui.