Hai presente i momenti di stallo?

Immagino di sì. Sono i periodi in cui c’è qualcosa che ti blocca, ti svuota o ti annebbia. Sono giornate che iniziano sapendo cosa devi fare, senza trovare un modo abbastanza convincente per farlo. Sono infinite azioni che metti in fila, una dopo l’altra, con la sensazione di non arrivare mai davvero a una svolta. Sono periodi in cui funzioni, in superficie, ma più a fondo qualcosa è rimasto indietro.

La prima cosa che ho imparato sui periodi di stallo è che bisogna starci dentro, con quella comprensione paziente che raramente rivolgiamo a noi stessi. Quello che ci blocca è una materia informe e inospitale, è vero, spesso scomoda, ma raramente stupida. Ci sta chiedendo di mettere in discussione qualcosa. Potremmo dire che quella materia è lì per un motivo: abituarci all’idea che le cose devono cambiare.

La seconda cosa che ho imparato è che possiamo imparare ad arrenderci con gentilezza a quello che non possiamo controllare, mentre ci assumiamo la responsabilità di quello che dipende da noi. Lo so, lo so, è tanta roba. Non sto dicendo che si impara a farlo in un giorno. Spostare l’attenzione su quella responsabilità, però, è un buon modo per riuscire a dipanare la nebbia, discernere e poi scegliere di procedere verso qualcosa che ci somiglia di più.

La terza cosa che ho imparato riguarda una certa sensazione di imbarazzo che si fa largo quando ci allontaniamo da noi. Oppure quando percepiamo che il nostro sistema di valori non è al sicuro, perché non troviamo corrispondenza nel mondo che ci circonda (che è in parte il risultato delle nostre scelte precedenti e in parte no). In ogni caso, anche quell’imbarazzo ci sta dicendo che qualcosa deve cambiare, ma dall’interno e non dall’esterno, ripartendo proprio dalla limpida conoscenza di quel sistema di valori che ci appartiene.

Ok, ma la comunicazione?

Cosa c’entra tutto questo con la comunicazione? Più di quel che pensiamo.

Negli ultimi mesi ho osservato, ascoltato, parlato con le persone che hanno scelto di lavorare con me sul loro brand. Insieme abbiamo sciolto nodi, affrontato blocchi, indagato i momenti di stallo e cercato delle soluzioni. Come riesco a comunicare senza stravolgermi? Come supero la diffidenza nei confronti del marketing? Ho appena imparato a utilizzare Instagram ma è già cambiato tutto. Come ne esco?

Ecco, se la comunicazione ci preoccupa perché pensiamo di doverci stravolgere per raggiungere un risultato, direi che non ci siamo.

Il punto, casomai, è stabilire un risultato più sensato da raggiungere:

  • per entrare in contatto con persone permeabili al nostro messaggio;
  • per aiutare quelle persone a riconoscersi nelle soluzioni che proponiamo;
  • per non diluire o perdere la nostra identità.

Se qualcosa deve cambiare, non vuol dire che deve cambiare in una direzione che ti appartiene sempre meno o che non valorizza quello che fai.

La comunicazione è fatta di linguaggi: emotivi, verbali, visivi. Questi linguaggi si combinano e si mescolano nei contenuti che scegliamo di creare: il testo, l’immagine, il video, l’audio, la conversazione. Puoi esplorare tutte le combinazioni, certo, ma non lasciarti convincere da chi propone modelli magici da replicare, perché non tutto funziona per te, per il tuo brand, per il tuo business.

    Vediamo. Se i tuoi messaggi sono profondi e hanno bisogno di tempo, perché dovresti svuotarli e infilarli a forza nel modello sincopato di un reel? Poi ti credo che arriva lo stallo. Non è meglio pensare a una diversa combinazione di contenuti brevi e contenuti lunghi, progettati per i canali a cui sono più adatti? Di fatto, come puoi arrivare al tuo pubblico nel modo più comodo, convincente e riconoscibile? 

    La risposta a questa domanda non è mai uguale per tutti, non può esserlo. Guarda caso, parte da quel sistema di valori di cui parlavo prima: lo stesso che determina l’imbarazzo all’idea di fare qualcosa che non ti convince, che non valorizza il potenziale del tuo messaggio e che non lascia niente a chi lo riceve.

    Il cambiamento è una costante

    Recupero anche una riflessione che ho scritto in Fatti sentire, il mio ebook. Perdonami l’autocitazione, ma non credo che riuscirei a spiegalo in un altro modo:

    «Il cambiamento è una costante, anche nella comunicazione, eppure ci fa comodo pensare che le cose possano rimanere sempre le stesse. Questa considerazione vale per ogni canale che utilizziamo, ma un po’ di più per i social. Appena ci siamo abituati alla gente, all’algoritmo, ai reels, ecco che la ruota torna a girare e non sappiamo più come funziona. Invece dovremmo abituarci all’idea che le uniche cose su cui abbiamo il controllo sono quelle che dipendono da noi (spoiler: a volte anche questo non basta, ce lo insegna la scuola della vita). Tutto il resto ci richiede un formidabile spirito di adattamento. I canali sono luoghi. Per dirla meglio: sono luoghi in cui le persone fanno cose oppure si incontrano. Sui social, ad esempio, all’inizio c’erano più o meno solo le persone, poi (visto che le persone sono anche clienti) sono arrivati i grandi brand, le piccole aziende, i professionisti. Ci siamo trovati tutti lì e ci siamo guardati bene: sempre di persone si tratta.»

    E poi:

    «Non ci sono regole auree, segreti e scorciatoie, anche per questo motivo: non possiamo prevedere con esattezza come e quando cambieranno i luoghi digitali che abitiamo. Però l’esperienza ci insegna che ogni strumento ha uno sviluppo, crea modelli comunicativi, lancia nuovi formati, mappa gli interessi di chi lo utilizza e, a un certo punto, può anche smettere di esistere. I contesti cambiano, le persone un po’ meno: la cosa più importante è sapere con chi vogliamo parlare e poi capire qual è il modo migliore per raggiungere quel pubblico, in un determinato momento.»

    Se c’è una responsabilità che sento sempre più forte, nel mio lavoro, è questa: aiutare le persone che mi affidano le loro domande a cercare soluzioni per comunicare senza snaturarsi, per occupare uno spazio senza sentirsi fuori luogoe per scegliere cosa lasciare indietro (che è sempre un buon modo per accogliere quello che può arrivare). Sono qui per dirti che ci si riesce. Non dall’oggi al domani, ma ci si riesce.

    Ciao, grazie per aver letto questo articolo.

    Sono Giulia, progetto contenuti e percorsi di formazione, per comunicare e fare marketing a modo tuo.

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