Il tuo ritmo nella comunicazione

2024

Ci sono periodi in cui i nodi che ci mettono in difficoltà nella comunicazione possono diventare più evidenti. Uno di questi momenti è dicembre. Fuori tutto sembra accelerare verso la chiusura dell’anno: bilanci, progetti da finire, richieste dell’ultimo minuto. Dentro, qualcosa chiede l’opposto: rallentare, fermarsi, respirare. Un paradosso, insomma.

La pressione che avvertiamo ormai è una costante, esiste in ogni momento dell’anno, ma diventa più forte in periodi in cui aumenta l’intensità di tutto: più presenza, più visibilità, più contenuti. Come se rallentare o scegliere un ritmo diverso significasse sparire.

Per molte persone – lo sento nelle conversazioni e nelle consulenze – questo non è un tema caldo solo alla fine dell’anno, è una sensazione che affiora a periodi: creare sempre di più per non sparire nel rumore. Oppure sentirsi in difetto se non ci si riesce.

Eppure dovremmo saperlo: qualsiasi atto di creazione richiede prima un tempo vuoto, di attesa, di “tensione verso”. Un tempo di incubazione in cui qualcosa lavora sotto, nel silenzio, prima di prendere forma. È il “momento prima“. Non è stare fermi e non è tempo perso: è il tempo necessario per arrivare al “momento dopo“, che non sempre coincide con il risultato o con l’idea di risultato che abbiamo in mente. Se ti senti indietro, se ti sembra di dover sempre aspettare a vedere la fine, magari ti stai dimenticando che il processo è fatto di “momenti prima” e di “momenti dopo”.

Come vivi il ritmo della tua comunicazione?

I segnali che il ritmo non sta funzionando

La prima cosa da riconoscere è quando il ritmo che stai seguendo non funziona per te: non sempre è evidente, perché siamo abituati a forzare, ad adattarci, a metterci in dubbio e nel frattempo a “tenere botta”. Ma ci sono segnali che ci dicono che qualcosa non va.

Sentirsi in colpa

“Devo essere più presente, altrimenti le persone si dimenticheranno di me” oppure “Non sto facendo abbastanza”: la comunicazione è diventata soprattutto una preoccupazione.

Segnaposto

Pubblichi dei contenuti “segnaposto”, tanto per pubblicare, non perché li hai pensati o perché ti preme dire qualcosa. Magari segui qualche trend perché fai fatica a trovare un’idea. I contenuti quindi si svuotano, diventano più generici, non ti ci ritrovi.

Rimandare

Se gli ultimi contenuti che hai creato non ti soddisfano, difficilmente ti verrà voglia di pensarne altri: tutto diventa pesante, ti senti sempre meno capace, rimandi (fino a quando non prevale di nuovo la spinta a “esserci” e il ciclo ricomincia).

Questi segnali ti suonano familiari? Succede, sei in buona compagnia. Probabilmente stai cercando di seguire un ritmo che non ti appartiene, preso in prestito dal modello di funzionamento delle piattaforme digitali o dalle “regole” consigliate da qualche esperto che – piccolo dettaglio – nemmeno sa chi sei, cosa fai, come funzioni.

Non c’è un ritmo uguale per tutti

A volte rischiamo di pensare alla comunicazione come a una prescrizione da seguire: “tre post a settimana, una newsletter ogni quindici giorni, due articoli del blog al mese, ma cerca di farti vedere tutti i giorni nelle storie.” Una formula in cui cerchiamo di quantificare il “minimo” sotto cui non scendere e lo scenario migliore, quello in cui siamo più performanti.

Eppure dovrebbe essere sempre più evidente, per chi comunica il proprio lavoro, che avere una presenza online non vuol dire essere sempre presenti. Alcune delle piattaforme che utilizziamo come canali di comunicazione – i social, ad esempio – vorrebbero che fossimo sempre lì, sempre a produrre, sempre attivi come pubblico: ma questo è il loro modello di business, non è il tuo. 

Il ritmo della tua presenza online e della tua comunicazione risponde ad altre domande:

  • Quanto tempo hai, realmente?
  • Quanta energia puoi dedicare alla comunicazione, oltre al lavoro con i clienti?
  • Cosa ti viene più naturale?
  • Come funziona la stagionalità del tuo business?

La “prescrizione” da seguire (che poi diventa un piano editoriale) è ok solo se tiene conto di quello che funziona per te, in questo momento, con le risorse che hai.

Come trovare il tuo ritmo nella comunicazione

Rovesciamo la prospettiva: invece di partire da “quanto dovrei comunicare”, partiamo dalle domande. Sono domande di osservazione, non di giudizio: non servono a misurarti, ma a riflettere su quello che puoi mettere nella tua comunicazione. Lo so, è meno rassicurante rispetto alle “10 regole per avere una comunicazione che spacca”, ma è più umano.

Quanto tempo hai, davvero?

Non quanto tempo “dovresti avere” per la comunicazione, ma quanto ne hai davvero, considerando:

  • Il lavoro con i clienti
  • L’energia fisica e mentale
  • La vita personale
  • Il riposo

Se hai 3 ore a settimana da dedicare alla tua comunicazione, al momento hai 3 ore. Certo, puoi darti l’obiettivo di aumentare questo tempo, ma non sarà un cambiamento immediato: intanto ha senso riconoscere il punto in cui sei e anche quel che per te è “non negoziabile” (ad esempio il tempo per il riposo, il tempo per una camminata, il tempo in famiglia) e da lì chiederti se puoi cambiare qualcosa.

Cosa ti viene meglio?

Dove sei più efficace con meno sforzo?

Alcune persone scrivono benissimo articoli lunghi, ma fanno fatica con i post brevi. Altre sono bravissime a parlare in video, ma scrivere le newsletter le blocca. Altre ancora lavorano volentieri su formati misti in cui possono esprimersi con immagini, grafica e testi (ad esempio un carosello per Instagram, oppure una newsletter editoriale).

Penso sia molto intelligente valorizzare ciò che ti riesce più naturale, invece che inseguire quello che “in teoria” oppure “secondo le regole” funziona meglio. I risultati migliori arrivano dai contenuti in cui riusciamo ad esprimere con meno fatica delle parti di noi e del nostro modo di stare in relazione.

Quando?

C’è un momento della giornata o della settimana in cui ti viene più facile produrre contenuti? Ad esempio: il venerdì pomeriggio potresti essere scarica e non riuscire a pensare, preferisci dedicarti ad attività più ripetitive, che richiedono meno creatività. Alla mattina, invece, ti senti più lucida: magari quelle 2 o 3 ore di tempo che hai deciso di dedicare alla comunicazione le blocchi in agenda in mattinata, invece che spingerle a fine giornata.

Qual è la stagionalità?

Non tutti i mesi sono uguali: il ritmo della comunicazione può adattarsi alla stagionalità del tuo lavoro. Probabilmente ci sono dei periodi di picco prevedibili e dei momenti più lenti: quando ti arrivano più richieste durante l’anno? Quali sono i picchi? Quando invece il lavoro è più “lento”? Le fasi in cui il lavoro rallenta spesso sono cicliche e possono diventare “fasi di preparazione“, in cui hai più tempo da investire nella comunicazione, sapendo che molto probabilmente vedrai i risultati a qualche mese di distanza.

Un ritmo che puoi sostenere nella tua comunicazione è un ritmo che rispetta il tempo che hai a disposizione, le tue energie, il modo in cui funzioni e la stagionalità del tuo lavoro. E la comunicazione efficace è soprattutto una questione di coerenza, di riconoscibilità, di contenuti fatti bene che provano a durare nel tempo.

La pianificazione – che di solito aiuta a tradurre il ritmo in azioni – è a servizio di questo: serve a decidere come impiegare la fatica, il tempo, le competenze, la creatività.

Anche la delega è una possibilità, una volta messi in chiaro gli obiettivi da raggiungere, il tempo e le risorse: dove non arrivi tu, può arrivare qualcun altro.

Se ti piace l’idea di lavorare alla tua comunicazione in modo consapevole, con uno dei miei servizi di consulenza o affiancamento, puoi scrivermi e ti risponderò volentieri per capire se sono la persona giusta.

Ciao, grazie per aver letto l’articolo!

Sono Giulia, consulente di comunicazione e copywriter. Unisco la visione d’insieme a una profonda attenzione per le parole. Creo percorsi, risolvo dubbi, progetto contenuti per comunicare e fare marketing a modo tuo.

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