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Negli ultimi tempi sto ragionando molto sulla natura dei buoni contenuti per il web (in generale) e per i social. I buoni contenuti sono quelli che risuonano, che ti fanno fermare, che ti entusiasmano, che ti toccano, che ti fanno sentire il desiderio di conoscere chi li ha creati, perché ti fidi di quello che vedi, leggi, senti. Possiamo utilizzare una moltitudine di strumenti, per comunicare, ma nessun mezzo ci toglie la responsabilità della scelta: siamo noi a scegliere cosa mettere online e come raccontare la nostra identità (come professionisti e come persone). Sono riflessioni che mi accompagnano spesso quando mi avventuro su nuovi siti web e quando esploro Instagram.

A più voci: due domande

Ho pensato che fosse molto più interessante chiedere l’opinione di qualcun altro e ascoltare più voci: ho scritto una email e ho chiesto ad alcune persone che stimo di rispondere a due domande. Sono tutte professioniste che lavorano, a vario titolo, nel mondo della comunicazione: traducono in parole, immagini e forme le storie degli altri. Il piccolo compendio di riflessioni che puoi leggere qui è la prova della generosità con cui hanno accolto la mia proposta: ci trovi dentro opinioni sull’utilizzo di Instagram, note molto personali, consigli tra le righe.

Ho scelto di fare solo due domande. Come le ho fatte a loro, le propongo anche a te, ora:

  • Quali contenuti e quali forme narrative vorresti vedere e sentire di più, su Instagram? Parlo dei contenuti che ti entusiasmano, che ti fanno apprezzare le buone pratiche di comunicazione, che ti fanno venire voglia di continuare a dedicare tempo e creatività alla presenza online, perché senti che c’è uno scambio (di informazioni, esperienze, piaceri). 
  • Quali sono, invece, le cose di cui faresti volentieri a meno, su Instagram? Quelle che non ti convincono, che trovi scorrette, inutili, vuote? Possiamo parlare di tipologie di contenuti, di comportamenti e di abitudini (se vuoi, pensa anche all’utilizzo delle Stories, al rapporto con le community, alla consapevolezza nella scelta e nell’utilizzo degli hashtag, ecc.).

Vol. 1

Le ringrazio subito, qui, per i loro pensieri e il loro tempo. In questo post puoi leggere 4 mini interviste: a Marta PaviaChiara Gandolfi (di Balenalab), Giui Russo e Giada Correale (di Miel Café Design). Sì, questo è il volume 1, perché ne arriveranno altre.

Marta Pavia

@zuccaviolina

Quali i sono i contenuti che vorresti vedere di più su Instagram?

Amo i racconti in tutte le loro forme. Parlo di ricordi, resoconti di viaggio e di vita quotidiana, ma anche storie più o meno vere, del tutto inventate o addirittura fiabe. Questo mio elenco sembra sbilanciato dalla parte delle parole ma in realtà non lo è. Mi emozionano le storie raccontate con una sola foto e mi entusiasmo moltissimo quando immagini e parole dialogano in modo perfetto, e creano un piccolo mondo in cui posso perdermi per qualche minuto.

Non a caso parlo di minuti e non di secondi. Amo chi riesce a farmi soffermare, nel ritmo frenetico dei social (e della vita), su un pensiero o una sensazione. A farmi dimenticare per un attimo di me stessa, immedesimandomi nella storia di qualcun altro, in cui poi, alla fine, mi riconosco. Quando qualcuno è capace di fare questo io me lo ricordo, e i contenuti di quella persona me li vado a cercare, non c’è algoritmo che tenga.

Credo in una comunicazione più lenta e generosa, come antidoto all’egocentrismo e all’eccesso di velocità che colpiscono i nostri display e le nostre menti. In un’attenzione minore alla crescita fine a se stessa, a favore di un investimento maggiore sulla propria creatività e sui rapporti umani unici e irripetibili che possono nascere e crescere anche attraverso lo schermo di uno smartphone.

Quali sono i contenuti e i comportamenti di cui faresti volentieri a meno?

Quando amo qualcosa fatico a trovare dei lati negativi. Amo i profili generosi nel condividere stimoli, consigli e trucchi del mestiere (lo so, sto enunciando un’altra cosa positiva, è più forte di me) e non mi spiego, al contrario, la gelosia con cui alcuni (pochi, per fortuna!) tendono a proteggere il proprio lavoro rifiutandosi di rivelare, ad esempio, il filtro utilizzato per editare una foto, il software usato per ottenere un certo effetto, la provenienza di un certo sfondo, ecc. 

Patisco un po’, poi, l’uso eccessivamente pubblicitario di Instagram. Parlo ad esempio di profili che (ne sono certa) in totale buona fede, mettono una call to action alla fine di ogni post. Anche la foto più bella e il racconto più coinvolgente perdono di appeal se ogni volta in fondo al testo leggo “scopri i miei prodotti/post/servizi al link in bio”.

Ultima cosa per cui soffro un po’ sono i post (foto o Stories) in cui l’autore si lamenta del mezzo che si sta usando. Parlo di invettive contro l’algoritmo/i bot/chi smette di seguire/il calo di like/i pods, ecc. Credo che invece di esplicitare la propria frustrazione o insicurezza sarebbe meglio concentrarsi su ciò che di bello e positivo ci circonda, su ciò che possiamo fare per gli altri e sui legami che possiamo stringere con loro. Cito una frase che ho letto sul profilo di @preview.app poco tempo fa, che mi ha colpita moltissimo: “Se pensate che 1000 followers siano pochi, provate a immaginarvi una stanza con dentro 1000 persone interessate a quello che fate”.

Quali i sono i contenuti che vorresti vedere di più su Instagram?

Ho iniziato a usare Instagram nel 2011 come diario visivo, oggi lo uso per raccontarmi e prendere ispirazione, così seguo le persone e gli hashtag che sanno darmi qualcosa. C’è un primo livello che riguarda proprio l’ispirazione: scovare belle immagini mi mette in moto i neuroni. È per questo che apprezzo le foto belle ma mi annoiano quelle perfette, perché non riesco a vedere l’umano che c’è dietro. Mi piace ciò che è curato ma vero. Si parla tanto di pianificazione/finzione contro foto come capitano/spontaneità. Beh, io credo che si possa usare con consapevolezza Instagram ed essere spontanei allo stesso tempo.

Un secondo livello riguarda il racconto autentico. Mi piace quando è visibile il nostro approccio alla realtà. Quando raccontiamo seguendo il nostro modo di essere e quindi allontanandoci dal finto o dalla replica di qualcosa che esiste già e proprio per questo smette di essere interessante. Il modo in cui scegliamo di farci conoscere, la nostra storia e il nostro tono di voce (nelle immagini e nelle parole), determina le persone che ci si riconosceranno a pelle, per affinità, per sensazioni e che poi vorranno dialogare con noi.

Quindi si potrebbe dire che mi piacciono gli account curati e personali: che mi fanno intuire che ci sono elementi pensati, che c’è un messaggio dietro, che c’è una presenza.

Mi piace vedere immagini che sanno dialogare con le parole. Mi piace leggere parole che sanno aggiungere valore alla foto. Mi piace quando incontro la genialità, la consapevolezza, l’armonia, la strategia che è un momento fondamentale del processo di comunicazione. Mi piace la generosità di chi decide di condividere una piccola parte autentica della propria vita o della proprio conoscenza.

Poi quando qualcuno mi piace e quindi ha la mia fiducia, leggo anche i testi lunghi, e pure quelli lunghissimi. Anzi a quel punto la foto è solo un segnalibro, perché il vero succo è il testo: una riflessione, un consiglio, qualcosa in cui riconoscersi, qualcosa dentro cui incontrarsi.

Quali sono i contenuti e i comportamenti di cui faresti volentieri a meno?

Le Stories sono uno strumento molto bello ma per niente facile. Se è indubbio che le persone con le Stories si rilassano di più e fanno vedere le case in disordine, le occhiaie, i capelli arruffati, i discorsi a volte affannati, quello che proprio non sopporto è il troppo relax di chi non ha il controllo del proprio tempo e del proprio spazio: le Stories in cui mi racconti proprio tutto quello che fai, dove per sapere una cosa devo vedere 27x15 secondi una di fila all’altro, da quando ti sei alzata a quando vai a dormire passando per la colazione, i gatti, la spesa. Credo che sia bello farci conoscere per come siamo ma che bisogna comunque selezionare i contenuti che vogliamo trasmettere, quelli che rispecchiano la nostra identità e l’idea di noi che vogliamo ricreare nella mente delle persone che ci seguono.

Pensavo fossero sempre meno quelli che pensano ai numeri e comprano i follower ma vedo che ci sono ancora quindi sono costretta a dirlo: non mi piace chi pensa solo ai numeri, giudica in funzione di quelli e compie azioni che non rispettano la relazione.

Non mi piace chi vuole esserci per forza, chi non sa perché sta su Instagram e si vede, chi rimane incastrato in una forma, magari anche bella che però poi inizia a prudere e va a finire che sembra finta e non ti fidi più.

Giui

@giui

Quali i sono i contenuti che vorresti vedere di più su Instagram?

Ogni mattino mi alzo e su Instagram vorrei trovare gentilezzaNei modi e nelle forme, dalle didascalie alle immagini, gentilezza accompagnata da educazione, che ci ricorda che siamo in un luogo di condivisone, di socializzazione.

Ecco, se fosse un luogo, l’Instagram che vorrei sarebbe Bar Luce della Fondazione Prada a Milano, perciò mi piacerebbe trovarvi accostamenti cromatici, cortesia, eleganza, bon ton, scambi di ispirazione e contagio di creatività

Apprezzo le immagini curate, ma autentiche, le didascalie che raccontano storie, gli hashtag che creano community.

Quali sono i contenuti e i comportamenti di cui faresti volentieri a meno?

Non mi piace tutto quello che è l’opposto di qui sopra. Non mi piacciono le polemiche, le Stories che sono sintomo di voyeurismo, perché al mostrare preferisco sempre il lasciar intravedere. Non mi piace quando hashtag pensati per realizzare community vengono utilizzati per promuovere se stessi o il proprio brand, quando la mia idea di Bar Luce viene soppiantata dal reale, arrivando ad assomigliare più ad un mercatino della domenica.

Credo accada per lo più per mancanza di consapevolezza, che forse si può acquisire solo fermandosi un attimo e chiedendosi: sto frequentando un social network, abitato da persone, come mi comporterei con loro se le avessi di fronte in carne e ossa?

Giada Correale | Miel Cafè Design

@mielcafeco

Quali i sono i contenuti che vorresti vedere di più su Instagram?

Instagram è per me grande fonte di ispirazione, ma soprattutto il luogo in cui il rapporto con la mia potenziale clientela diventa umano. Ho riscoperto la piattaforma quando ho deciso di lavorare in proprio e non ne farei mai a meno.

Ha un format perfetto per comunicare il proprio messaggio, con un connubio di immagini e parole che non ho trovato possibile (o altrettanto efficace) altrove: finchè rimarrà tale, non può che essere il luogo ideale per chi, come me, gestisce un piccolo business fatto di tanto lato umano.

Nonostante Instagram stia cambiando nel tempo, quello che vorrei continuare a vedere è sicuramente quella forma di condivisione del messaggio che, anche se pianificata ormai da tutti, rimane spontanea e umana, creando interazione e voglia di comunicare.

Quali sono i contenuti e i comportamenti di cui faresti volentieri a meno?

Premetto che non amo vedere il lato negativo delle cose e che se le noto cerco di starne alla larga. Sicuramente tra le cose di cui farei a meno c’è la soggezione che gli stessi utenti (ma anche la piattaforma in sé) creano nei piccoli account, con la paura di non avere “abbastanza” di tutto: abbastanza like, abbastanza follower, abbastanza commenti.

I cambiamenti all’algoritmo, così come alcune funzionalità riservate a chi ha un pubblico più grande e negate ai più piccoli, influenzano sicuramente in maniera negativa l’uso dei nostri profili. Il nostro approccio quindi, rischia di non essere abbastanza spontaneo e positivo, ma volto quasi solamente a crescere sempre più (e a volte in maniera scorretta).

Mi piacerebbe ci fosse più ricerca spontanea e improvvisata, una comunicazione meno obbligata e più positività nell’accogliere i cambiamenti.

Bisogna sempre avere cura delle parole degli altri. Queste mini interviste aprono qualche finestra su prospettive nuove oppure già condivise, sono ricche di spunti e di piccole cose da mettere in pratica o da mettere in discussione. Se vuoi partecipare alla conversazione e parlare di buoni contenuti, ti aspetto sulla mia pagina Facebook e sul profilo Instagram (in attesa del volume 2).

Giulia Modena

Aiuto professionisti e piccole imprese a raccontarsi online, sui siti web e sui social. Il mio lavoro può far sentire meglio e amplificare il valore del tuo, con quello che si legge e quello che si vede. Immagino, progetto, scrivo e bevo caffè.