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Sentivo l’esigenza di scrivere questo post. Oltre a essere uno dei temi che voglio toccare per ragionare sulla semplificazione, è anche l’occasione per rispondere ai lamenti che sento un po’ troppo spesso.

Basta. Sui social non perdo più tempo perché non c’è roba interessante, non li capisco. Ci sono solo buongiornissimo, esibizionisti, gente che urla o (qualsiasi altra categoria poco piacevole vogliate inserire alla fine della frase)”.

In realtà, quando sentiamo questo genere di invettiva sappiamo bene che il riferimento principale è Facebook, perché è il contenitore più grosso, eterogeneo e diffuso. Io stessa ogni tanto mi spazientisco, soprattutto nei giorni in cui il volume di interazioni aumenta a causa di qualche evento significativo (sì, succede a tutti).

Consapevolezza

Non mi capita spesso, per fortuna, perché ho sviluppato un sistema che funziona (almeno per me) e che si basa sulla selezione. Come sempre, sono convinta che la bontà di uno strumento dipenda dall’uso che decidiamo di farne. Partendo dal presupposto che non possiamo decidere per gli altri, ma per noi stessi, la qualità dei contenuti e delle richieste che compaiono ogni giorno davanti ai nostri occhi dipende dalle scelte che abbiamo fatto.

Ogni commento che scriviamo, ogni interazione che facciamo, ogni pagina o profilo che visitiamo, ogni scambio pubblico o privato contribuisce a dare informazioni su di noi e a farci profilare. In poche parole: ognuno ha i social che si sceglie.

Per questo, mi lasciano sempre perplessa le comunicazioni drammatiche che ci mettono al corrente di un periodo di “disintossicazione social”, oppure quelle che iniziano con “a tutti i miei contatti” e finiscono con “addio”, oppure le richieste di attenzione che in realtà vogliono solo attirare consensi facili. (Inutile dire che questi messaggi poi generano un ampio coro di commenti, un documento preziosissimo per ogni antropologo). Certo, è legittimo farlo ed è sintomo di un malessere. Il problema sta a monte? Siamo noi a determinare le caratteristiche e il benessere del sistema in cui ci immergiamo. Il nostro livello di consapevolezza, come in ogni cosa della vita, fa la differenza.

Selezionare

Se la sensazione di insofferenza è data dall’eccesso di notifiche su tutti i fronti, il primo passo è selezionare i canali. Il secondo, togliere la maggior parte delle notifiche. Quali sono i social che usi davvero, tutti i giorni? Nel mio caso, ad esempio, ho una presenza su Facebook, Instagram e Pinterest. Utilizzo in modo diverso LinkedIn e Twitter, limitandomi a una frequentazione passiva, da lettrice.

Non mi regolo in base a criteri quantitativi, ma qualitativi: non ho accumulato centinaia di contatti che non conosco, non mando richieste a caso e spesso lascio andare anche quelli che conosco, con cui però non c’è interazione. Utilizzo poche regole di buon senso e tengo aggiornate le impostazioni di privacy dei miei contenuti. Vedo qualcosa che mi infastidisce? Lo segnalo, smetto di seguire, passo oltre, arrivederci.

Seguo con piacere profili, pagine e alcuni gruppi nei settori che mi interessano (cultura, design, comunicazione, formazione, benessere, psicologia) e anche in questo caso, periodicamente, sfoltisco. Il risultato? Poco a poco, si crea un circolo virtuoso. Facebook per me è il luogo in cui trovo soprattutto aggiornamenti, Instagram è la finestra sui racconti degli altri, Pinterest un flusso continuo di creatività.

Fai un po’ di decluttering e seleziona:

  • i canali
  • il livello di privacy
  • le notifiche che vuoi ricevere
  • i contatti

Aggiornare

Semplificare significa anche rendere i processi più fluidi e le interazioni più facili.

Se utilizzi i social per raccontare il tuo lavoro, parti da una semplice accortezza: filtra i contenuti.

In generale, per facilitare lo scambio:

  • semplifica la bio sui tuoi canali attivi
  • tieni aggiornate le modalità di contatto (indirizzo email, sito web, ecc.)
  • cerca di inserire poche informazioni, con chiarezza.

Giulia Modena

Aiuto professioniste e piccole attività a raccontarsi online, sui siti web e sui social: creo strategie di comunicazione, contenuti, percorsi di formazione. Immagino, progetto, scrivo e bevo caffè.